Ebbene si, sono anch'io vittima del potere mediatico. Il fascino della comunicazione, dell'immagine sullo schermo e nei libri patinati. E così, sapendo di passare il capodanno a Londra, non ho resistito alla tentazione di prenotare un tavolo al ristorante del giovane cuoco più famoso d'Inghilterra. Che Jamie Oliver sia oramai un celebrity chef, è al di fuori d'ogni dubbio. Ma a differenza di molti altri, vedi il connazionale Gordon Ramsey, tanto per citarne uno, o di Anthony Burdain, che pur sempre rispetto e di cui invidio terribilmente la vita, la carriera e lo stile di vita, Jamie mi è sempre parso più fresco, genuino, autentico, per qualche verso meno spettacolarizzato. Condivido i valori che promuove -- località, stagionalità, freschezza dei cibi, ricette semplici e bilanciate, educazione alimentare dei bambini ecc. -- e mi piacciono le sue sperimentazioni sulle combinazioni di ingredienti per ricreare una cucina di stampo italico-fusion, di qualità, all'estero. Inutile dire che è tutto comunque un business, quel che penso io è che ci sono business di qualità che meritano il successo che hanno. Credo che il suo sia uno di questi.
Ma torniamo al ristorante. Ambiente informale ma curato al dettaglio: prenotazione on line con orario preciso, persona di servizio dedicata all'ingresso per prenotazione e accompagnamento al tavolo, persona che prende i cappotti, sommelier vari. A pranzo, si possono scegliere delle portate dal menu del giorno a prezzo fisso, 2 per 22£, due più dessert a 28£, quattro a 34£. C'è la possibilità di scegliere il servizio al calice proposto dai sommelier in abbinamento ai piatti scelti per 10£ (2 bicchieri) 15£ (3) o 20£ (4). Acqua, caffé e extra esclusi, servizio 12,5% sul conto finale (un po' tanto, ma vabbè).
Noi optiamo per i 4 piatti con 4 bicchieri in abbinamento, tanto per non farci mancare nulla. L'acqua è rigorosamente locale e a carbon zero emissions. Il pane è una focaccia alle erbe ancora fragrante servita con dell'olio toscano. Dal menu, diviso in antipasti, primi, secondi e dessert, si può scegliere tra carne, pesce, vegetariano ad ogni voce. Si nota al primo sguardo l'influenza italica sia negli ingredienti scelti, d'importazione, sia nelle ricette in sé. Molto spazio è pur dato agli ingredienti locali, ove possibile.
Io vado sul total fish-menu --e in questo caso, appunto, il pesce è tutto della gran bretagna --e scelgo granchio con polenta bianca e olio piccante, orecchiette volgole, borlotti e crema di cavolo nero, salmone con lenticchie di Castelluccio. Tutto molto curato, buono, equilibrato. Piatti leggeri e saporiti, ben bilanciati nei sapori e nella consistenza. L'abbinamento pesce e legumi, che mi par di influenza italo-meridionale, è preso in considerazione a tutto tondo. Il granchio è molto buono, la polenta una crema, e l'olio al peperoncino ci sta da dio. Le orecchette sono uno spettacolo fusion, il salmone è davvero davvero gustoso, le lenticchie ci si sposano a meraviglia. Niente unti sul piatto, stravince la leggerezza.

Il sommelier, dal canto suo, fa un ottimo lavoro, inclusa la disponibilità nelle spiegazioni. Con l'antipasto, un Riesling dell'Austria 2006, con il primo un Vermentino di Sardegna 2009, con il salmone, a sopresa, un rosso (probabilmente per la presenza delle lenticchie), una Sassella 2007 della Valtellina 100% Nebbiolo. Ottimi, tutti, con menzion d'onore per il Riesling, uno spettacolo di acidità, freschezza e sentori erbacei gradevolissimi.
Il sommelier, dal canto suo, fa un ottimo lavoro, inclusa la disponibilità nelle spiegazioni. Con l'antipasto, un Riesling dell'Austria 2006, con il primo un Vermentino di Sardegna 2009, con il salmone, a sopresa, un rosso (probabilmente per la presenza delle lenticchie), una Sassella 2007 della Valtellina 100% Nebbiolo. Ottimi, tutti, con menzion d'onore per il Riesling, uno spettacolo di acidità, freschezza e sentori erbacei gradevolissimi.
Dulcis in fundo, per dessert vado di panna cotta con pere al vino --volevo vedere se la facevano meglio di quella del Consorzio-- e non me ne sono pentita: freschezza e dolcezza c'erano tutte, compattezza-morbidezza pure. Le pere buone, il biscottino pure, ma nulla in confronto con la panna cotta vera e propria, che avrei mangiato in porzione tripla da sola, pure dopo un pranzo del genere --ve l'ho detto che era leggero ed equilibrato :D Ah, si, il vino: un Moscato di Malaga passito, dorato e caramelloso, con miele e frutta secca al naso e in bocca, un nettare. Eh si.
Caffè, conto, cappotti. Ci accorgiamo solo in questo momento, usciti dalla nostra bolla di piacere, che siamo rimasti seduti quasi tre ore, e che la crew si sta già preparando per il turno serale. Quando di dice le piacevoli distrazioni...