Buranèi

buranei

Si sa che prima o poi si torna sempre all'ovile, che sia col corpo o con lo spirito. Ed infatti, dopo tante ricette pigliate qui e là, specie oltr'oceano, mi è venuta la voglia di fare qualcosa che sapesse un po' di familiare e di nostalgico, anche solo a partire dal nome. La scusa, come sempre, è stata una festa in cui si doveva portare qualcosa, una ricetta o un prodotto, dai luoghi in cui siamo stati durante le vacanze di natale appena trascorse. C'è chi ha portato l'olio nuovo dalla California (buonissimo!!) chi i Mac&Cheese col preziosissimo cheddar nascosto tra le magliette della salute ecc. Io, che sono andata a casa e che ho fatto la mia classica capatina a Venezia con la bruma (decisamente il periodo dell'anno che preferisco per andarci) beh, io ho fatto i Buranèi.

Piccolo excursus gastro-storico: il nome deriva dall'isola di Burano, dove leggenda vuole siano stati inventati. Tipici del periodo pasquale, ora si mangiano tutto l'anno a fine pasto come dessert accompagnati da vino passito, vin santo, marsala o simili. La forma tipica è quella a ciambellina (bussolà), ma si trovano anche a forma di èsse o di bastoncino. Insieme ai zaèti, ai baìcoli, alle bisse, al pan del doge e ad altri tipi di pasticcini secchi costituiscono la categoria dei golosessi veneziani, aka dei dolcetti di Venezia.
Quanto alla ricetta, le versioni, come al solito, sono infinite, ognuno ha la sua, e addirittura si dice che a Venezia esista la versione in vendita per i turisti, quella per i veneziani e quella casalinga. Le varianti stanno nelle quantità (più o meno o addirittura niente burro, e più o meno zucchero in rapporto alla farina) alle uova (solo tuorli o tuorli e uova o solo uova) e agli aromi (limone, vaniglia, anice o sambuca, mistrà, ruhm) nonché nel procedimento di lavorazione (burro+zucchero+uova+farina) o [(uova+zucchero)+(burro+farina)]. Quel che è sicuro è che il colore, a differenza dei zaèti, non è dato dalla fina di mais ma solo dai tuorli. Solo farina bianca, quindi.
Questa è la mia ricetta, quella che ho sempre fatto. Senza alcol e senza anice (che non mi fa impazzire), solo buccia di limone e vainiglia. Da moltiplicare all'infinito a seconda del tasso di golosità che aleggia nell'aria.

Buranèi

Ingredienti:
- 250 gr farina
- 125 gr di zucchero
- 75 gr burro
- 3 tuorli
- la buccia 1/2 limone
- 1/2 fialetta di estratto naturale di vaniglia
- 1 pizzico di sale

Intanto, già che ci siete, accendete il forno a 170° e tirate fuori le uova dal frigo. Poi, in una ciotola, lavorare a frusta il burro fuso con lo zucchero, unire i tuorli uno alla volta, il sale, l'estratto di vaniglia e la buccia di limone. Setacciare la farina e unirla all'impasto. Passare il tutto su un piano da lavoro ed impastare fino ad ottenere una superficie liscia ed omogenea. Dare forma ai biscotti creando dei bastoncini di 8 cm circa e chiudendoli a ciambellina o èsse o lasciandoli semplicemente a bastoncino --di solito faccio un mix dei tre. Disporre sulla leccarda coperta di carta forno e infornare a 170° per 15 minuti circa. Non devono scurire ma rimanere belli gialli-dorati (poi la sfumatura di giallo dipende dal colore dei tuorli, le galline felici di solito ce l'hanno più chiaro).

p.s. se capitate a Venezia, li trovate buonissimi alla pasticceria Palmisano a Burano, o da Maier


◄ Newer Post Older Post ►
eXTReMe Tracker
 

Copyright 2011 food and photography is proudly powered by blogger.com