Eat-in: come mangiare in duecento cucinando due ore


Latitanza smisurata in queste settimane, il tutto per organizzare quell'enorme e meraviglioso evento che sarà il Salone del Gusto e Terra Madre. Beh, al primo più che altro ci prenderò parte, con tre laboratori tra cui uno con un Povero Diavolo, uno con le birre della catalogna, e uno con il binomio Mulino Marino+ Bonci :) E a dirla tutta, non vedo l'ora di andare parimenti a tutti e tre!

Nel frattempo gli incontri per delineare gli ultimi dettagli di Terra Madre si moltiplicano a macchia d'olio e si sovrappongono, aumentando la tensione e l'entusiamo per quel che accadrà in quei frenetici e spensierari 4 giorni di scambi, convegni, chiacchiere più o meno leggere, più o meno fondamentali. E lì, oltre a questo, si giocherà anche molto di quel che viene dopo, per il futuro del cibo e forse, forse, anche per il mio, di futuro. Inutile fare tanti pronostici, ci sarà di che giocare :) E io che non mi sono fatta sfuggire né il team comunicazione né quello fotografia, sarò pronta a mettere in tavola tutte le risorse che ho per contribuire, nel mio piccolo, a far sì che questo evento riesca e, da parte mia, per vedere se anche i mulini a vento, a volte, si lasciano battere.

OK, finita la pantomima. Parliamo di cibo :) Perché si da il caso che in queste settimane si sia anche mangiato qualcosa, così, en passant. Tra cene e feste di ogni tipo e genere, la maratona mangereccia made in UNISG continua più pimpante che mai. Tra le varie cose che organizzate per l'inizio del nuovo anno accademico e l'accoglienza dei nuovi studenti, c'è stato l'Eat-in, che in pratica consiste nel fare da ciceroni gastronomici ai ragazzi del primo anno e nel condividere poi una cena collettiva all'aperto con tutto quello che tutti hanno cucinato. Che detta così può sembrare niente di che, ma in realtà è stato meraviglioso e molto emozionante, specie la sera, con quella tavolata immensa sotto il mercato coperto di Bra, la più lunga che abbia mai visto, e tutto quel bendiddidio e quel pastiche di sapori da tutto il mondo. Memorabile. Oltre agli studenti del primo anno e noi, i grandi (ha!) c'erano anche i produttori che hanno gentilmente offerto alcuni dei loro prodotti, e, surprise surprise, alla fine è arrivato anche lui, Carlin :P Una delle persone più carismatiche e allo stesso tempo alla mano che abbia mai avuto il piacere di incontrare e conoscere finora.





Beh, ma che si è mangiato, quindi? Posso solo dirvi cosa abbiamo preparato noi -- la quadra composta da Jesse, Luca, me medesima più due freshgirls. Dopo aver pianificato la spesa al mercato della frutta e della verdura, da Giolito (il formaggiaio migliore del mondo, quello che organizza Cheese ogni due anni, per dire :D), al negozio di spezie per cous cous e cannella, il menu finale è stato: quiche con porri, patate e chèvre fresco, peperoni di Carmagnola ripiedi di cous cous alla zucca, provola e rosmarino e il mio collaudato clafoutis di pesche speziate versione macro.



Peperoni di Carmagnola ripiedi di cous cous alla zucca, provola e rosmarino
Ingredienti:
- 1 kg cous cous rapido
- 8 peperoni (gialli e rossi)
- 1 kg di zucca
- 300 gr provola affumicata
- due rametti di rosmarino
- 100 gr di nocciole tritate
- 2 spicchi d'aglio
- olio evo, sale, pepe q.b

Preriscaldare il forno a 200°C. Tagliare la zucca a cubetti e saltarla in una padella dove avrete fatto scaldare due cucchiai di olio evo con aglio e rosmarino. Cuocere a fiamma vivace per 7-8 minuti, salare e pepare. Tagliare la calotta dei peperoni e metterla da parte, svuotare i medesimi dai semini e vaporizzarli con olio all'interno, quindi un pizzico di sale e una macinata di pepe ciascuno. Cuocere il cous cous rapido con il classico metodo poca acqua bollente salata + cous cous + due minuti di riposo coperto lontano dal fuoco+ sgranare con la forchetta + rimescolare sul fuoco con un po' d'olio. Aggiungere la zucca e la provola tagliata a dadini, infine le nocciole tritate. Aggiustare di sale e a limite aggiungere ancora un po' d'olio. Riempire i pepereroni con il cous cous, chiudere con le calotte e cuocere sulla placca del forno per 20-25 minuti.

Quiche patate, porri e chèvre

Ingredienti:
- un rotolo di pasta sfoglia (che vi credevate che facevo anche quella?? :D)
- 3 porri
- 5 patate medie
- 2 chèvre freschi (quelli morbidi)
- 2 uova
- un goccio di latte
- sale, pepe e olio q.b.

Accendere il forno a 200° C (noi ce l'avevamo già caldo da prima, ha :D). Lavare patate e porri e tagliare tutto a rondelle/fettine sottili. Scaldare un filo d'olio in padella e far saltare prima le patate e dopo 5-6 minuti anche i porri, per altri 5 -6 minuti, sale pepe e via. Mescolare lo chèvre con due uova e aggiungere un po' di latte finché non si otterrà una consistenza cremosa ma un po' liquida, perfetta da cospargere sopra le verdure come legante. Srotolare magicamente la pasta sfoglia su una teglia rotonda, riempire con i porri, quindi con le patate, infine versare sopra il composto formaggioso. Chiudere i bordi e infornare per 30 minuti (controllare il fondo che le patate fanno brutti scherzi!

Apparentemente il tutto è stato gradito, abbiamo portato a casa le teglie pulite. Io non sono riuscita a mangiare nulla di quel che abbiamo preparato ma in compenso ho assaggiato tante di quelle leccornie preparate dal resto della ciurma che, a dirla tutta, non ho sentito la mancanza dei nostri cucinamenti :)




L'eat-in si ripeterà in grande stile durante Terra Madre, con tutta la Youth coinvolta e una squadra di 50 cuichi di tutte le età a dirigerli. Sorprendente come cose del genere, condividere cibo con più persone possibili, ti faccia sentire parte di qualcosa. Io non mangerò ma sarò lì a fare foto a tutto spiano. Ne vedrete delle belle, promesso :)







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