Stavolta niente Langhe, niente colline e vitigni. Si risale verso l'antica capitale, che questo weekend ospitava il Torino Food Market Festival 2010 (se leggete questo post prima si domani siete ancora in tempo per teletrasportarvici! :D). Lungo le vie che dal mercato di Porta Palazzo (il più grande d'Europa) portano a Piazza Borgo Dora, mescolandosi con le bacarelle vintage e il mercatino delle pulci del Balon, si incontrano piccoli cortili e piazzette ciascuno dedicato al vino, alla birra artigianale piemontese, alla cucina genovese, ai prodotti dei paesi mediterranei (Marocco, Spagna, Francia, Grecia), ai prodotti tipici delle aziende agricole e agrituristiche del Piemonte.
Dopo un giro veloce a Porta Palazzo (anche se ieri non ho potuto prender nulla per motivi logistici, adoro comunque immergermi nei profumi e nei colori di frutta, verdura ed erbe aromatiche, è un'appuntamento a cui non posso mai mancare quando vado a Torino), ci siamo immersi nel Balon in direzione Corte dei Birrifici artigianali del Piemonte in Piazza Borgo Dora, appunto.
Giusto lì fuori dalla corte, uno stand proponeva deliziosa carne alla brace, mentre un altro piccolo camioncino con un grosso pentolone fomante offriva acciughe con pane e pomodoro alla ligure. Optiamo per quest'ultime, ma andiamo a gustarcele all'ombra della corte, seduti in mezzo al verde con la possibilità di fare più giri ai vicini stand delle birre ogni volta che la calura (e il fisico/ palato :D ) lo richiedeva.
Il mio ragazzo ha fatto il tris (lui è il vero appassionato): una birra del Birrificio San Paolo, e due del Birrificio Parsifal, io, apprezzatrice senza eccessi, mi sono goduta una Guenda del Birrificio Gilac, fresca e buona. Mi scusino i Baladin ma stavolta li abbiamo "snobbati"...Però il loro banchetto, con tutti quei colori, faceva una bella figura, quindi si son guadagnati almeno la foto. :D
Nel mentre del nostro pranzo abbiamo fatto la piacevole conoscenza di una coppia di ragazzi, lei torinese e lui italo-americano nato a San Francisco, con cui abbiamo condiviso un po' di passione comune per il cibo, qualche racconto sull'Università di Pollenzo, sul cibo italiano in America e su quello americano in Italia... Un incontro piacevolissimo!
Giusto lì fuori dalla corte, uno stand proponeva deliziosa carne alla brace, mentre un altro piccolo camioncino con un grosso pentolone fomante offriva acciughe con pane e pomodoro alla ligure. Optiamo per quest'ultime, ma andiamo a gustarcele all'ombra della corte, seduti in mezzo al verde con la possibilità di fare più giri ai vicini stand delle birre ogni volta che la calura (e il fisico/ palato :D ) lo richiedeva.
Il mio ragazzo ha fatto il tris (lui è il vero appassionato): una birra del Birrificio San Paolo, e due del Birrificio Parsifal, io, apprezzatrice senza eccessi, mi sono goduta una Guenda del Birrificio Gilac, fresca e buona. Mi scusino i Baladin ma stavolta li abbiamo "snobbati"...Però il loro banchetto, con tutti quei colori, faceva una bella figura, quindi si son guadagnati almeno la foto. :D
Nel mentre del nostro pranzo abbiamo fatto la piacevole conoscenza di una coppia di ragazzi, lei torinese e lui italo-americano nato a San Francisco, con cui abbiamo condiviso un po' di passione comune per il cibo, qualche racconto sull'Università di Pollenzo, sul cibo italiano in America e su quello americano in Italia... Un incontro piacevolissimo!
La sera siamo usciti di casa con un'aria frizzantina e una direzione precisa, un tavolo prenotato per una cena un po' speciale. Tra le strade del centro di Torino, così austere nella loro perfetta geometria, eppure così eleganti, c'è un posto che sa di nuovo ma anche un po' di rustico. Risalendo l'anarchica via Pietro Micca,che taglia noncurante e bellissima in diagonale tutte le altre, quasi all'altezza di Piazza Castello, s'imbocca via Monte di Pietà e si arriva chiacchierando al Consorzio. Il nome mi è giunto all'orecchio leggendo casualmente una sua recensione, e una volta visitato il sito è stata una sorta di colpo di fulmine a distanza, una distanza che prima o poi si doveva colmare. Dopo qualche mese era arrivato il momento di farlo.
Alcune premesse importanti: il ristorante fa parte dell'allenaza tra cuochi italiani e Presidi Slow Food. Questo significa che nel menu sono presenti piatti con alcuni dei prodotti dei Presidi, chiaramente segnalati dal loro simbolo. Già da questo si intravede un'attenzione particolare per le materie prime, per la qualità senza troppi fronzoli, con uno sguardo attento alle eccellenze locali, ai prodotti biologici, biodinamici e artigianali, ai cibi freschi e stagionali. Un gusto per il dettaglio qualitativo che fa la differenza, riscontrabile anche nel pane (di tipi diversi, tutti fatti con lievito madre e farine biologiche macinate a pietra del Molino Sobrino) e nell'olio (che piacevole sorpresa trovare l'olio biologico di Arianna Occhipinti!).
Aprendo la carta dei vini, chiamata ironicamente Eccessi e Riflessioni, e scorrendo le righe scritte in corsivo, si viaggia dal Piemonte, ottimanente rappresentato, al Sud d'Italia o alla Francia, potendo scegliere anche tra molti vini biologici e biodinamici, che a quanto pare, insieme ai formaggi, sono la passione dei ragazzi padroni di casa. Noi siamo in piena fase studio dei rossi piemontesi e optiamo per una Barbera d'Alba Vigna San Lorenzo Bartolo Mascarello 2007 (la nostra prima scelta, una Barbera d'Asti Marchesi Alfieri "La Tota" 2007 era terminato)... Devo dire che anche la seconda scelta mi ha soddisfatto molto! :)
Quanto alla cena vera e propria, Manuel ha scelto il menu degustazione (proposto a 30 euro): due antipasti (la battuta di Fassone al coltello, l'uovo in camicia croccante con pancetta e fonduta su letto di spinaci), un primo (agnolotto gobbo, piatto tipico astigiano con pasta fresca ripiena di maiale, salsiccia, coniglio, scarola e parmigiano), un secondo (brasato di Fassone al Ruché con scalogno glassato), un dessert (la panna cotta, a scelta con Barbaresco Chinato, Anisetta o Chinotto).
Per me una trilogia di carne cruda come antipasto (battuta di Fassona al coltello, salsiccia di Bra e cuore di gamba anteriore marinato) eccezionali in consistenza (morbidissime) e salatura (l'ultima con sale grosso, deliziosa!), su cui versare una generosa dose del suddetto olio, da tirar su alla fine con il suddetto delizioso pane. Come primo, un risotto con salsiccia di Bra e asparagi selvatici del Bosco Palli (AL), cotto al dente e molto piacevole al palato.
Per finire in bellezza, io che a differenza del mio ragazzo adoro sia il chinotto che l'anice, e non sapendo scegliere tra le diverse panne cotte (il dessert-specialità della casa), mi sono fatta portare anche qui la trilogia, scoprendo piacevolmente che chinotto e anisetta erano in composta. Giudizio sul dolce? Delizioso, in tutte e tre le varianti, anche se ho amato in particolare quella al chinotto, un perfetto contrasto tra l'amarognolo del frutto e il dolce della panna (cotta sì, ma la freschezza si sentiva benissimo!).
Quanto alla cena vera e propria, Manuel ha scelto il menu degustazione (proposto a 30 euro): due antipasti (la battuta di Fassone al coltello, l'uovo in camicia croccante con pancetta e fonduta su letto di spinaci), un primo (agnolotto gobbo, piatto tipico astigiano con pasta fresca ripiena di maiale, salsiccia, coniglio, scarola e parmigiano), un secondo (brasato di Fassone al Ruché con scalogno glassato), un dessert (la panna cotta, a scelta con Barbaresco Chinato, Anisetta o Chinotto).
Per me una trilogia di carne cruda come antipasto (battuta di Fassona al coltello, salsiccia di Bra e cuore di gamba anteriore marinato) eccezionali in consistenza (morbidissime) e salatura (l'ultima con sale grosso, deliziosa!), su cui versare una generosa dose del suddetto olio, da tirar su alla fine con il suddetto delizioso pane. Come primo, un risotto con salsiccia di Bra e asparagi selvatici del Bosco Palli (AL), cotto al dente e molto piacevole al palato.
Per finire in bellezza, io che a differenza del mio ragazzo adoro sia il chinotto che l'anice, e non sapendo scegliere tra le diverse panne cotte (il dessert-specialità della casa), mi sono fatta portare anche qui la trilogia, scoprendo piacevolmente che chinotto e anisetta erano in composta. Giudizio sul dolce? Delizioso, in tutte e tre le varianti, anche se ho amato in particolare quella al chinotto, un perfetto contrasto tra l'amarognolo del frutto e il dolce della panna (cotta sì, ma la freschezza si sentiva benissimo!).
Una nota a parte merita il servizio, impeccabile nella spiegazione dei piatti, disponibile alle nostre curiosità e discreto verso la reflex posata sul tavolo per immortalare il tutto (si saranno fatti qualche domanda?:D).
Ci si alza soddisfatti della buona cena e dell'equa cifra, si ringrazia della gentilezza e ci si reimmerge nella notte torinese sazi ma leggeri, merito anche un po' della buona bottiglia di vino che se n'è andata piacevolmente tra portate e chiacchiere.
P.S.: stanotte ore 3 am si parte in direzione Malpensa per andare in Puglia! Il programma è fittissimo di appuntamenti con produttori, ristoratori, responsabili di presìdi e quant'altro. E forse ci scappa anche una nuotata al mare! :) Alla prossima settimana per il resoconto del primo study trip UNISG!

















