I buoni propositi c'erano tutti: andare a dormire prestissimo, la sveglia serebbe suonata alle 2 am. Ed invece i preparativi e l'emozione di una nuova esperienza mi hanno non solo fatto andare sotto lenzuola (che non è più ora di coperte!) tardi, ma anche dormire poco. Inverosimilmente, mi son ritrovata a camminare trolley alla mano nel buio pesto della notte piuttosto pimpantella...Ah, l'adrenalina!
Del viaggio in bus da Bra a Malpensa e da lì a Bari non c'è molto da dire.
La mia prima impressione della Puglia, invece, parla da sola: durante il tragitto dall'areoporto a Torre Guaceto, sono stata colpita (nel vero senso della parola, e talvolta anche ferita) dal susseguirsi di veri e propri mostri partoriti dalla speculazione edlizia senza scupoli e senza occhi. Perché se avesse avuto occhi, come avrebbe potuto accettare che un paesaggio venisse violentato in quel modo? Palazzoni di cemento che si stagliano nel cielo e oscurano la vista del mare, alternati da gru che preannunciano, neanche fossero cicogne, l'arrivo di nuovi fratelli-mostri. Ecco, questo è stato l'avanspettacolo pugliese davanti ai nostri occhi. Ho provato un po' di tristezza nel vedere come siamo in grado di rovinare in nostro bellissimo paese. Per fortuna il paesaggio dopo un po' ha iniziato a cambiare.
A seguire, infatti, casette bianche dai tetti piatti tipiche del sud e della Grecia, presumibilmente luoghi da villeggiatura, colorate da rampincanti di ogni genere e rigogliosi oleandri, e intervallate da sprazzi di superstite macchia mediterranea. Basta poi voltare le spalle al mare per vedere qualcosa di ancora diverso: terra e alberi. Terra rossa e oliveti, od orti e frutteti, alberi di fico, soprattutto. Quà e là, a punteggiare lo scenario, si scorgono i famosi trulli, mai visti prima dal vivo, e molto suggestivi.
La prima visita è alla riserva naturale e area marina protetta di Torre Guaceto (Brindisi), che comprende anche un parco di olivi secolari parcellizzato intorno al 1950 tra varie famiglie contadine della zona. Da allora, molte cose sono cambiate: è stato lanciato un prgetto pilota per salvare questi alberi dalla barbarie dello sradicamento per essere trasferiti nelle ville come piante ornamentali. O dallo spreco di lasciar cadere le olive perché non era possibile per i contadini sostenere la concorrenza delle grande aziende nazionali. Oggi da quelle piante secolari (la cultivar è l'oglialora salentina) si estrae un olio biologico spermuto nel vicino frantoio di Serranova prima di ogni altra spremitura, per mantenere intonse le caratteristiche bio del prodotto. L'olio si chiama Oro del Parco ed è pagato ai contadini produttori (possidenti il 16% degli alberi totali della riserva) 8 euro al litro. Molte informazioni si trovano qui, o anche qui.
Cos'ho imparato dalla visita alla Riserva:
- che gli olivi crescono ruotando su sè stessi seguendo il moto terrestre (per cui se fossero in Australia, girerebbero in senso opposto! Come l'acqua nello scarico, per intenderci :D)
- che gli olivi vecchissimi sviluppano più tronchi e che i buchi sulla corteccia sono come dei "cancri" da cui sono guariti.
- che la raccolta si fa per scuotimento o coi pettini :D
- che per degustare gli oli d'oliva si fanno dei strani versi con la bocca per distribuire l'olio su tutto il palato e sentirne meglio gusto e consistenza.
E appropooooosito di degustazione, finita la visita, siamo stati accolti dal signor Marcello Longo che ci ha introdotto al magico mondo della degustazione dell'olio. Rigorosamente in purezza, se ne osserva prima il colore e la limpidezza, poi si passa all'analisi olfattiva, e per finire quella gustativa con la tecnica di cui sopra. Abbiamo provato 4 cultivar diverse: la peranzana (o provenzale), tipica di Foggia e del Gargano, cresce a circa 400-500 m di altezza, cosa che le conferisce il tipico sapore di erba di montagna, oltre a quello classico di carciofo. La seconda cultivar è la coratina, tipica della provincia di Bat e Bari, cresce a livello del mare, è carica di polifenoli e antiossidanti che le conferiscono un gusto puù amaro e piccante. Come terzo, sempre la coratina ma proveniente da un luogo in cui la cultivar non è autoctona, ovvero il brindisino, olio premiato per il suo equilibrio nella Guida Slow Food degli Olii Extravergine d'Oliva. E per finire in bellezza, abbiamo provato la chicca, l'Oro del Parco, cultivar oglialora salentina, l'unico dei quattro ad essere biologico, dall'aroma estremanente fresca e complessa allo stesso tempo, e dal gusto più dolce, di frutto maturo, con note di mandorla amara, poco piccante. Buonissimo!
E nel frattempo si erano fatte le due. E noi eravamo in piedi da 12 ore e non ci vedevamo più dalla fame. La sorpresa è stata uscire dalla sala degustazione e trovare un enorme buffet di formaggi fresci (nodini di fiordilatte, fagottini di pasta filata ripieni di ricotta fresca, stracciatella, cacioricotta) e 2 stagionati (pecorino canestrato e caciocavallo podolico), nonché pomodori fiaschetto freschi e secchi, carciofi, pane pugliese e friselle. Uno spettacolo. E lo spettacolo nello spettacolo è stato veder fare la burrata con la pasta filata riempita di stracciatella sotto i nostri occhi, e farsela servire sul piatto ancora tiepida. Non ho mai mangiato nulla del genere. Sul serio, una cosa impressionante... Ho mangiato così tanti formaggi deliziosi che alla fine non ne potevo più, ma era impossibile resistere. Il pane era uno spettacolo, fatto con lievito naturale, fragrantissimo! Il tutto accompagnato con un rosé da vinificazione in bianco di Negramaro e da un vino bianco Fiano. Dire che ci siamo saziati è dire poco.
Il pomeriggio, per smaltire tutto (anzi, dato che sarebbe stato impossibile smaltire tutto quel formaggio, diciamo per digerire...) siamo andati all'interno della riserva marina di Torre Guaceto a rilassarci sulla spiaggia e a fare una nuotata prima di ripartire in direzione hotel (avevamo il quartier generale a Brindisi). Il posto è davvero incantevole, anche se il mare non è il massimo non essendo esattamente mare aperto. Però la spiaggia fatta di mini conchiglie è molto suggestiva, così come la vista della torre da lontano...
Vi lascio con qualche foto del primo giorno. Ce ne sono altri quattro a seguire, ma prometto che per gli altri la farò più breve...:)

P.S: mi scuso per la latitanza ma sono davvero giornate di corse sfrenate contro il tempo. Scusate anche se non passo più con la consueta assiduità nei vostri blog, rimedierò al più presto, ma sappiate che comunque anche se non lascio commenti per mancanza di tempo vi leggo spesso!



















