Francia part 2 - formaggi, vini e barriques



Che cos'è la France gastronomique se non, in primo luogo, la terra dei formaggi e dei vini? Impossibile sbagliare, al di là dei luoghi comuni. Ed impossibile non dedicarvici uno spazio d'eccezione all'interno del racconto e del resoconto francese. In più, tanto per gradire, un tocco di senape tanto per dare quel sapore in più al racconto :)


Ci riallacciamo al racconto precedente partendo da Brochon (e non vi racconto nemmeno la levataccia che ci è toccata per arrivare in tempo all'appuntamento mattutino partendo da Lyon). In questo paesetto di poco meno di 700 anime c'è un'azienda che produce uno tra i formaggi francesi più pregiati e conosciuti, l'Epoisse. In apparenza potrebbe sembrare il classico formaggio francese dalla crosta lavata, tenera, ricoperta di muffetta edibile, declinata nei toni dell'ocra-arancio. E invece l'interno rivela una sorpresa, che si percepisce già dal taglio al cotello: dal sottocrosta appicciocoso e morbido la lama scende fino a trafiggere un cuore bianco e granuloso. Solo così l'Epoisse può definirsi perfetto. Se fosse un formaggio dal cuore tenero, perderebbe tutto il suo carattere. L'accompagnamento perfetto per cotanta degustazione di ben tre varietà di Epoisse (a latte crudo di fattoria, a latte crudo d'azienda e a latte pastorizzato sempre d'azienda) è, naturalmente, un Pinot Noir Bourgogne, per noi eccezionalmente, del 2005. 



Il vino, si, altra cosa da non sottovalutare, in Borgogna: grandi rossi, tutti figli del Pinot Noir, e bianchi minerali, discendenti dello Chardonnay. Eppure, ogni luogo partorisce una schiera di note diverse, a seconda del suolo, dell'esposizione al sole e di mille altre microvariabili. Per chi se lo fosse perso, ma dubito, si sta parlando di terroir :) Ecco, beh, per colpa di sto benedetto terroir, ci siamo sorbiti (mica ci si lamenta, eh, ma dopo un po' il palato è anestetizzato mica da ridere) la bellezza di 16 Chablis diversi nello stesso round. 
Al mattino, visita all'azienda privata di Monsieur Brocard, il quale produce tutti i livelli di Chablis, dal Petit Chablis ai Gran Cru, senza tralasciare qualche etichetta biodinamica. Il tutto, in una location da mozzare il fiato con tanto di chiesetta in gotico francese. 
Il pomeriggio, visita alla cooperativa La Chablisienne, dove il signor responsabile nonché degustatore ufficiale ci ha accolto con la bellezza di 12 Chablis diversi e ha segnato definitivamente la giornata (non ditelo a nessuno ma al settimo/ottavo mi sono messa ad imitare Antonio Albanese quando fa il sommelier :D).Anyway, ho davvero apprezzato l'emotion minerale che accompagnava ogni sorso del nettare divino, in particolare alcuni invecchiati in barrique, cosa che da noi non si usa molto per i vini bianchi.


Per quanto concerne i vini rossi, abbiamo potuto toccare con mano due realtà completamente diverse, seppur molto vicine geograficamente: Pierre André, nel castello di Corton André, una location da favola con vigneti a perdita d'occhio, e il Domaine Chantal Lescure a Nuits-Saint-Georges (Beaune), molto più sobrio e ridimensionato, ma con niente meno che la certificazione per la produzione di vino biologico. Devo ammettere che, seppur la bellezza del primo togliesse il fiato, i vini degustati non erano nulla di esaltante, ad eccezione di un Meursault da invecchiamento che ora mi sta guardando placido nella sua bella scatola. Il secondo, invece, nella sua semplicità mi ha stupito positivamente con vini davvero degni di nota, primo fra tutti un Beaune 1er Cru "Les Chouacheux", che mi guarda a fianco di quell'altro. Si, ho fatto wine&food shopping in Francia, embé? :D



E per finire in bellezza, si risale alla fonte e alla primaria ragione di riuscita di un vino: la barrique. Che in Borgogna, e più precisamente alla Tonnellerie Fraçois Frères viene prodotta con rovere francese, oppure americano oppure ungherese, ma senza che siano mai mescolati, in modo che ciascun cliente sappia esattamente cosa compra e possa scegliere tra le tre tipologie a seconda delle sue esigenze. Il processo parte dal tronco, si passa poi ai tagli, all'essicamento al sole, e quindi alla forgiatura della barrique vera e propria, tra umidità e fuoco, colpi di martello e soffiate d'aria compressa. Ognuna, alla fine, costa all'incirca 400 euro. Ma il lavoro e il tempo li valgono tutti.


Noi, per non farci mancare nulla, ne abbiamo voluta comprare una vecchia e usata in comunità,in tutto 30 europei, poco più di uno a testa. Cosa ce ne faremo, resta tutto da vedere. :)


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