A mente calda, avrei scritto un flusso di coscienza senza fine di emozioni, profumi, colori, ispirazioni che mi hanno invasa per quattro giornate di fine ottobre. Invece, è successo che mi è morto il computer e ho dovuto posticipare per cause di forza maggiore. Rimmettere le mani alle foto un mese più tardi mi trasmette un'agrodolce sensazione di malinconia, ma l'infusione di energia che ne traggo ha, nonostante tutto, la maggiore.
Giorni lunghi e intensi di preparativi, meeting e sbroccature varie. Fino a che, una volta seduti su uno dei seggiolini del Palaisozaki, tutta la tensione se ne andava in un sorrisone a metà tra compiacimento ed emozione. L'emozione di partecipare ad un evento del genere, e di farlo attivamente, è un regalo intangibile che rimane indelebile.
Durante i tre giorni, il nostro team di giovani si è diviso tra Terra Madre e il Salone del Gusto, a ciascuno le proprie mansioni. Alcuni studenti hanno organizzato dei Laboratori del Gusto che nulla avevano da invidiare a quelli ufficiali. Altri si sono fatti il mazzo al front desk dell'Università dentro il padiglione del Lingotto. Mentre noi dello Youth Food Movement siamo rimasti quasi sempre all'Oval -- che è sempre lì al Lingotto, ed è dove c'era Terra Madre, appunto.








Tra fotografie, report, conferenze e interviste. Una corsa infinita, e nel correre, ci si rendeva conto che si sfrecciava tra un arcobaleno di colori, tra delegati da tutto il mondo, con i loro abiti tradizionali e le loro bancarelle alla buona piazzate sul pavimento, ricoperte di ogni ben di questa terra.
Tra fotografie, report, conferenze e interviste. Una corsa infinita, e nel correre, ci si rendeva conto che si sfrecciava tra un arcobaleno di colori, tra delegati da tutto il mondo, con i loro abiti tradizionali e le loro bancarelle alla buona piazzate sul pavimento, ricoperte di ogni ben di questa terra.
Ho scattato un milione di foto, fermavo chiunque. A pranzo, alla mensa, attaccavo bottone con tutti, idem alle conferenze. Poche volte ci si sente così spontanei, vicini, curiosi. Ho collezionato migliaia di biglietti da visita, cartoline di Kyoto, salatini giapponesi; ho bevuto le birre statunitensi, mangiato mele biodiverse. Ho urlato durante le conferenze, saltato, battuto mani e piedi, e condiviso un entusiasmo mai visto. Ho guardato i miei compagni made in US commuoversi al meeting dei produttori americani, e io con loro. Ho visto giovani da tutto il mondo crederci e riuscire, chi più chi meno, chi nel nord chi nel sud del mondo, tutti ugualmente orgogliosi di essere lì a mostrare a tutti i loro traguardi raggiunti.
Un po' di questi volti, di questi colori sono qui. Molti altri li troverete nel progetto comune del team fotografia di Terra Madre, Tasty Lives, che verrà pubblicato nella prossima rivista Slow. E questo non è che un piccolo assaggio del gusto del mondo.